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 Speciale mercatino di Prato della Valle . Frequentato da persone delle più svariate etnie    
Location: BlogsIl Blog di cosebelleitalia.com    
Posted by: 1250922@aruba.it 17/09/2007

A poche centinaia di metri dalla famosissima Basilica del Santo ( come viene chiamata dai padovani la Basilica  di S. Antonio da Padova ) trova collocazione una delle più belle piazze del mondo : Prato della Valle .

 

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Qui si svolge il mercatino mensile di antiquariato e modernariato , un mercatino frequentato non solo da italiani ma da persone di ogni nazionalità e cultura .

 

Il mercatino di Prato della Valle è molto interessante sia per le merci esposte sia per il buon scambio commerciale che queste comportano .

Nuovi spazi espositivi sono stati messi a disposizione dal comune di Padova agli hobbisti .

Un mercatino quindi divenuto completo sotto tutti gli aspetti (Gli spazi messi a disposizione degli hobbisti andrebbero a mio giudizio maggiormente incrementati) .

Un mercatino da frequentare con assiduità .

 

Informazioni dettagliate

 

Padova (Pàdoa in veneto) è una città di 211.000 abitanti circa , capoluogo dell'omonima provincia, situato nella regione Veneto. Sede di una prestigiosa Università, Padova vanta numerosissime testimonianze di un glorioso passato culturale ed artistico, che la rendono meta di turisti da ogni parte del mondo. È oggi un importante centro economico e il più importante centro intermodale, anche fluviale, di tutta Italia.

Padova-Stemma.png

L'etimologia del toponimo è incerta, ma è evidente l'assonanza con l'antico nome del Po (Padus). Vi si potrebbe riconoscere la radice indoeuropea pat-, in riferimento forse ad un luogo pianeggiante ed aperto, contrapposto alle vicine zone collinari.
Vi è pure assonanza con la palude Patina presso la città, situata sulla sinistra del Brenta.

La tradizione vuole che la fondazione di Padova risalga al 1183 a.C., per opera di un gruppo di Veneti fuggiaschi da Troia, guidati da Antenore la cui ipotetica tomba sorgerebbe nell'omonima piazza .

Indipendentemente dagli aspetti di pura fantasia, insediamenti preistorici sono stati accertati dall'archeologia, già a partire dall' XI secolo a.C. - X secolo a.C, topograficamente in corrispondenza dell'odierno centro di Padova.

Stato:                           italiabandiera.png   Italia 

 

Regione:                      venetobandiera.png  Veneto

 

Provincia:                    padovabandiera.png  Padova


Coordinate: Latitudine: 45° 25' 0'' N
Longitudine: 11° 52' 0'' E [1]

Altitudine: 12 m s.l.m.


Superficie: 92 km²


Abitanti: 210.938 31-12-04

Densità: 2293 ab./km²


Frazioni: Altichiero, Arcella, Bassanello, Brusegana, Camin, Chiesanuova, Forcellini, Guizza, Madonna Pellegrina, Mandria, Montà, Mortise, Paltana, Ponte di Brenta, Ponterotto, Pontevigodarzere, Sacra Famiglia, Salboro, Santa Croce-Città Giardino, Stanga, Terranegra, Torre, Voltabarozzo, Voltabrusegana.
Comuni contigui: Abano Terme, Albignasego, Cadoneghe, Legnaro, Limena, Noventa Padovana, Ponte San Nicolò, Rubano, Saonara, Selvazzano Dentro, Vigodarzere, Vigonovo (VE), Vigonza, Villafranca Padovana


CAP: 35100


Pref. tel: 049


Codice catasto: G224


Nome abitanti: padovani o patavini


Santo patrono: San Prosdocimo, Santa Giustina di Padova, San Daniele diacono, Sant'Antonio di Padova


Giorno festivo: 13 giugno


William Shakespeare, The Taming of the Shrew - La bisbetica domata, Atto 1, Scena 1
« Per il grande desiderio che avevo
di vedere la Bella Padova, culla delle arti sono arrivato…
ed a Padova sono venuto, come chi lascia uno stagno
per tuffarsi nel mare, ed a sazietà cerca di placare la sua sete.. »


Padova è universalmente nota come la città di Sant'Antonio, il famoso francescano portoghese, nato a Lisbona nel 1195, che a Padova visse per alcuni anni e vi morì (13 giugno 1231).

È altrettanto nota per essere la patria di Tito Livio, insigne storico romano (nello stesso periodo, diede pure i natali ai letterati: Gaio Valerio Flacco, Quinto Asconio Pediano, Trasea Peto, di cui vi è ancora ricordo nella toponomastica cittadina).
È meno nota per aver dato i natali all'architetto Andrea Palladio ed allo scultore Tiziano Aspetti, pronipote di Tiziano Vecellio.
Dal 1592 per 18 anni consecutivi (definiti dall'interessato i migliori della sua vita), Galileo Galilei resse la cattedra di matematica presso l'ateneo patavino.
Nel medesimo ateneo, per la prima volta al mondo (1678) si laureò una donna: Elena Lucrezia Cornaro Piscopia.
Più di recente, il matematico padovano Giuseppe Colombo, collaboratore - fra l'altro - della NASA, onorò a sua volta la propria città. L'ESA gli ha pure dedicato una missione il cui lancio è previsto nel 2013, "BepiColombo", volta all'esplorazione di Mercurio e considerata di grande rilievo dall'ente spaziale europeo.
William Harvey, l'illustre medico inglese cui si deve la prima descrizione scientifica del sistema circolatorio (1628), fu allievo a Padova di Girolamo Fabrici. Va peraltro ricordato che in questa città sorse il primo teatro anatomico (1594), ed il fondatore della Scuola Clinica Padovana, Giovanni Battista del Monte, fu il primo medico a tenere le lezioni nelle corsie di un ospedale.
Nicolò Copernico, astronomo polacco che non abbisogna di ulteriore presentazione, fu un altro degnissimo discepolo dell'ateneo di Padova.


L'Orto Botanico di Padova custodisce (tra innumerevoli altre piante) la cosiddetta palma di S. Pietro, cui Goethe dedicò alcuni scritti.
A Padova è ambientata La bisbetica domata (1594?) di William Shakespeare.
Per la "stagione quaresimale" di Padova del 1771 era stata composta la Betulia Liberata (K 118), un oratorio di Wolfgang Amadeus Mozart, su libretto di Pietro Metastasio.
Sempre a proposito di musica, era padovano Bartolomeo Cristofori, inventore del fortepiano (1709).
La poetessa Vittoria Aganoor, di orgini armene ma naturalizzata italiana, visse a Padova i suoi anni giovanili e qui ebbe a maestro il poeta Giacomo Zanella, che per breve tempo ebbe la cattedra di Professore in Letteratura presso l'Università di Padova.
L'attuale presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano , è stato allievo del liceo classico patavino Tito Livio.
Lo psichiatra veronese Vittorino Andreoli ha conseguito la laurea al Bò.
A Padova sono venuti a mancare alcuni "non-padovani" celebri del nostro tempo: Claudio Villa, Enrico Berlinguer, Giorgio Perlasca.
Nel 2006 Padova ha vinto il primo premio La città per il verde, assegnato a Genova in occasione della manifestazione Euroflora 2006.

Rappresentando uno dei principali centri della cultura paleoveneta, l'antica Padova sorse sulle sponde del fiume Brenta (durante l'antichità chiamato Medoacus Major) che allora (probabilmente fino al 589) scorreva nell'alveo dell'odierno Bacchiglione, al tempo denominato Medoacus Minor.

Alla "fluvialità" originaria di Padova, è legato il famoso episodio in cui - a detta di Tito Livio - la scorreria dello spartano Cleonimo sarebbe stata valorosamente respinta dagli antichissimi padovani (302 a.C.) a seguito di una sorta di battaglia navale sul Brenta-Medoacus.


Età romana
Anche se può essere riduttivo considerare la storia italica dell'antichità nella prospettiva del progressivo affermarsi di Roma, non può negarsi del tutto la legittimità di una tale chiave interpretativa. Sotto questo profilo, è lecito affermare che Padova fece assai presto una scelta di campo ben precisa.

Già nel 226 a.C. si segnala un'alleanza tra Patavium e Roma contro i Galli Cisalpini.
I patavini furono parimenti al fianco dei romani alla battaglia di Canne (216 a.C. - seconda guerra punica).
Nel 175 a.C. Patavium richiese l'intervento romano per contrastare un principio di guerra civile nel proprio territorio.
Anche in occasione della guerra sociale (91 a.C.), i patavini combatterono con Roma e contro i ribelli italici.
Nel 49 a.C. divenne nominalmente municipio romano, per assumerne poi effettivamente la sostanza nel 45 a.C. con la Lex Julia Municipalis.
Durante la dominazione romana Patavium, com'era allora conosciuta, fu una delle più ricche città dell'Impero grazie, anche, all'allevamento di cavalli.
In età augustea Padova divenne parte della X Regio che aveva come capitale Aquileia, cui era collegata grazie alla via Annia che partiva da Adria. Del periodo romano rimangono alcuni ponti, rimaneggiati in età medioevale, l'arena (presso la cappella Scrovegni), resti di terme (sotto palazzo Storione) e del foro (zona piazza Garibaldi e piazzetta Cavour) di cui rimane una sola colonna. All'inizio del V secolo a Padova fu posto un Praefectus Sarmatarum gentilium, da cui quindi dipendeva una delle 13 guarnigioni di Sarmati a difesa dell'impero. Probabilmente la guarnigione era di stanza a Sarmeola (Sarmaticula), frazione di Rubano e a Sermazza (località di Vigonovo).

Nel 452-453 la città fu devastata dall'invasione degli Unni di Attila.


Medioevo
Successivamente alla caduta dell'Impero (476), Padova, con la rotta del 589, vide il Brenta cambiare di corso, sostituito dal Bacchiglione.
Dal 535 al 553 imperversò la guerra tra Bisanzio e i Goti alleati dei Franchi: passata ai primi nel 540 ed in seguito ai secondi con Totila, Padova fu presa da Narsete, generale di Giustiniano nel 568.
Venne quindi assediata e completamente rasa al suolo nel 601 dai Longobardi di Agilulfo che, secondo la tradizione locale, penetrarono nelle difese cittadine dall'attuale Ponte della Morte davanti a via Rudena (ovvero: rovina). Monselice resistette qualche mese prima di capitolare anch'essa ai Longobardi. Alcuni abitanti cercarono allora rifugio nella Laguna Veneta, contribuendo successivamente alla nascita di quella che diverrà, secoli dopo, Venezia.

Nel 899 Padova fu razziata dagli Ungari.

 

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Basilica di Sant'Antonio.

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Basilica di Santa Giustina


Solo dopo l'anno 1000 Padova iniziò a riprendersi, affermandosi come comune indipendente, pur dovendo subire le seguenti devastazioni: il terremoto del 1004; l'ancor più grave Terremoto del 3 gennaio 1117; il grande incendio del 1174. Nel 1164 partecipò alla Lega Veronese contro Federico Barbarossa. Dal 1168 (convegno di Lodi) al 1183 (Pace di Costanza) Padova fu membro anche della Lega Lombarda.

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Ritratto di Galileo  Galilei

Padova Gli anni successivi videro Padova espandere la propria importanza ed i propri domini, in perenne lotta contro i comuni limitrofi e le grandi famiglie tra le quali quella degli Ezzelini da Onara.

Nel 1222 venne fondata l'Università, la seconda più antica d'Italia ed una tra le prime e più prestigiose d'Europa. Vi predicò Sant'Antonio, che vi morì nel 1231 e per il quale i padovani eressero una grandiosa basilica. Tra il 1303 ed il 1305 Giotto dipinse la Cappella degli Scrovegni, inestimabile tesoro pittorico.

L'espansione del comune patavino fu tuttavia interrotta a più riprese, in particolar modo tra il 1237 ed il 1256 dalla sanguinosa dominazione di Ezzelino III da Romano, ricordato per aver trucidato in un solo giorno oltre diecimila padovani.

Nel 1318 muta l'assetto politico a Padova: inizia la Signoria dei Carraresi con l'elezione a Capitano del Popolo di Jacopo da Carrara. Il secolo successivo, pur turbato da continue lotte con le signorie limitrofe e con la minacciosa Venezia, fu per Padova l'apice del suo splendore, assoluta protagonista dell'arte e della cultura europea grazie alla presenza di artisti e letterati quali Giusto de' Menabuoi, Guariento, Altichiero, Francesco Petrarca.

Del (1387) è la battaglia di Castagnaro, considerata una delle grandi battaglie dell'epoca dei capitani di ventura: Giovanni Ordelaffi e Ostasio da Polenta, che combattevano per Verona, furono sconfitti da Giovanni Acuto e Francesco Novello Carraresi, che combattevano per Padova. Erano gli ultimi bagliori militari di Padova, che, nel 1405 dovette piegarsi definitivamente a Venezia dopo una lunga e cruenta lotta. È la cosiddetta "devozione" di Padova a Venezia: gli ultimi Carraresi prigionieri vengono uccisi mentre si trovano prigionieri nei Piombi, le famigerate carceri veneziane.

Durante il medioevo il municipio e la successiva signoria scavarono le principali opere idrauliche della provincia di Padova: il canale di Battaglia, il Piovego e il Brentella.

 

Rinascimento
Per quasi quattro secoli Padova, pur perdendo importanza politica, poté godere della pace e della prosperità assicurata dalla signoria veneziana e della libertà che venne assicurata alla sua Università, che richiamò studenti ed insegnanti da tutta Europa, divenendo uno dei maggiori centri dell'aristotelismo e attirando, in seguito, numerosi ed illustri intellettuali, tra i quali l'indimenticabile Galileo Galilei

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Il Bacio di Giuda,

Cappella degli Scrovegni

Il terribile assedio del 1509 durante la guerra anti-veneziana promossa dalla Lega di Cambrai, in seguito al quale venne completata la cinta muraria, fu tra i pochi eventi bellici degni di nota del periodo. Gli assalti imperiali furono respinti sul Bastione Codalunga da nobili veneziani, padovani e celebri soldati di ventura come Citolo da Perugia.

A proposito di condottieri, non può mancare un accenno al Gattamelata, immortalato dalla notissimma statua equestre, opera (1453-1450) di Donatello, che tuttora si ammira su sagrato della Basilica del Santo.


Seicento
Il XVII secolo fu, tutto sommato, un periodo politicamente e militarmente piuttosto tranquillo per Padova: Venezia, cui Padova continuava ad appartenere, era sicuramente entrata nella parabola discendente della propria millenaria storia.

Fu emanato un provvedimento in forza del quale tutti i maschi maggiorenni delle famiglie nobili venivano automaticamente cooptati nel Consiglio municipale; in realtà, tale organo non aveva poteri superiori, che invece rimanevano appannaggio di strutture centrali della Serenissima.

La guerra di Candia (1645) fu l'occasione per alcune famiglie padovane per essere ammesse nel patriziato veneto, cioè quello risonosciuto dalla Repubblica di San Marco (peraltro, al costo di un ingente contributo pecuniario).


Settecento
Anche il XVIII secolo può essere ricordato per gli stravolgimenti socio-politici e culturali che - a Padova, come nel resto d'Europa - fecero sentire la propria eco, piuttosto che per gli eventi che normalmente si associano alla tradizionale idea di "storia" (guerre e simili).

Menzioneremo, tuttavia, la nascita del "moderno" Prato della Valle (intorno al 1776, ad opera del "Provveditore" Andrea Memmo), ed ovviamente la caduta di Venezia, per le prevedibili ripercussioni che l'evento ebbe anche per la città in esame: Padova venne occupata dai Francesi il 28 aprile 1797.


Ottocento

Caffè Pedrocchi Nel 1797, come abbiamo detto, cadde Venezia sotto l'avanzare di Napoleone e Padova venne ceduta all'Austria col trattato di Campoformio, per entrare a far parte - successivamente alla disfatta napoleonica - del Regno Lombardo-Veneto (7 aprile 1815).

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Caffè Pedrocchi

Nel 1842 viene aperto il tratto Padova - Marghera della ferrovia Ferdinandea (oggi nota come Linea Venezia-Milano). L'apertura di questa linea ed il crollo del traffico via acqua provoca l'impoverimento della popolazione del quartiere Portello la cui economia gravitava intorno al porto fluviale.

Nel 1848 anche Padova vide l'insurrezione contro l'occupazione austriaca, in particolar modo ad opera di studenti universitari: ancor oggi la data dell'insurrezione studentesca, 8 febbraio, viene festeggiata. Tuttora in una delle sale del Caffè Pedrocchi, che si trova di fronte alla sede principale e storica dell'università (Il Bò), è visibile il foro di una pallottola sparata contro gli studenti dai soldati austro-ungarici.
Nel 1866 Vittorio Emanuele II entrò a Padova e questa, in seguito ad un plebiscito, venne annessa al Regno d'Italia (assieme a tutto il Veneto).


Il Novecento
Durante la Prima Guerra Mondiale vista la vicinanza al fronte della città, Padova fu sede di vari Comandi Superiori, compreso quello della Terza Armata, di numerosi reparti logistici e del più importante ospedale militare del Fronte, subendo a più riprese bombardamenti aerei. Da un piccolo aeroporto, a San Pelagio (nel comune di Due Carrare) - ora sede di un museo del volo, partì Gabriele D'Annunzio per il celebre volo su Vienna. Nel 1918 a Villa Giusti del Giardino nei pressi di Padova, nella località Mandria, venne firmato l'armistizio che pose fine alla guerra tra Italia e gli Imperi Centrali.

La Seconda Guerra Mondiale e la Resistenza
La Seconda Guerra Mondiale fu anche per Padova portatrice di morte e devastazione, con la perdita tra gli altri degli inestimabili dipinti della Cappella Ovetari della Chiesa degli Eremitani, di Andrea Mantegna e di Ansuino da Forlì, durante un bombardamento aereo americano l'11 marzo 1944: rimangono solo frammenti. Stessa fu la sorte per gli affreschi della Cappella del Podestà, realizzati da Filippo Lippi, Niccolò Pizzolo ed, ancora, Ansuino da Forlì. Numerosi studenti ed insegnanti universitari furono protagonisti della lotta partigiana. Importante fu il discorso del rettore Concetto Marchesi il 9 novembre 1943 per l'inaugurazione dell'anno accademico in cui invitò gli studenti a prendere le armi contro la Repubblica Sociale Italiana, nel nome della Universa Universis Patavina Libertas (il motto dell'Università).

 

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Palazzo della Ragione

Padova fu la sede del Comando Regionale Veneto della Resistenza, centro di coordinamento del CLN per tutto il Veneto. Fu questo Comando che diede l'ordine per l'attacco del 26 aprile 1945. I partigiani presero il controllo dei ponti sul Brenta per bloccare gli spostamenti della Decima Mas di Borghese repubblichina proveniente da Salboro che attaccò con l'artiglieria la città provocando vittime sia tra i civili sia tra i tedeschi e le forze della Repubblica Sociale Italiana. Il 27 aprile verso sera le forze della R.S.I. si arresero, seguiti nella notte dalle truppe tedesche della ventiseiesima divisione. Alla fine dell'insurrezione tra i partigiani di Padova si contarono 224 caduti e quasi altrettanti feriti, mentre le forze della Repubblica Sociale Italiana e la Wehrmacht contarono circa 500 morti e attorno ai 20.000 prigionieri.

L'Università degli Studi di Padova fu l'unica università italiana premiata con la medaglia d'oro al Valor Militare per meriti durante la Resistenza.


Dalla seconda metà del Novecento ai nostri giorni

La sede di Banca AntonvenetaGli anni dal dopoguerra ad oggi furono per Padova di continuo sviluppo economico, grazie alla favorevole collocazione geografica al centro di importanti vie di comunicazioni favorevoli per industrie e servizi. L'interramento delle Riviere (1956-1960), che rivoluzionarono la viabilità stradale del centro storico, e la perdita (1954) dei collegamenti ferroviari con la provincia (gestiti dalla Società Veneta per le Imprese e Costruzioni Pubbliche nota come La Veneta) costituirono uno dei tanti prezzi che la città pagò alla diffusione del trasporto su gomma.


Palazzo Zuckermann
Memorial 11 Settembre, di Daniel Libeskind
Prato della ValleA partire dagli anni '60, la città divenne il perno della graduale trasformazione economica della provincia di Padova da un'economia agricola in direzione di un'economia di servizi. L'Università ed il Complesso Ospedale / Policlinico allargarono progressivamente la loro - già notevole - rilevanza scientifica nazionale, ed il loro ruolo centrale nell'articolazione dell'economia locale.

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Palazzo Zuckermann


Gli anni di piombo
La crisi sociale e politica degli anni Settanta vide però il polarizzarsi delle tensioni a Padova, in vicende spesso collegate alla crescente politicizzazione dell'ampia comunità studentesca ed universitaria della città.

Il 15 aprile 1969 una bomba collocata da Franco Freda e Giovanni Ventura esplose nel rettorato, allora occupato dal professor Enrico Opocher. Gli stessi acquistarono presso la Valigeria al Duomo le valigie utilizzate il 12 dicembre 1969 per le bombe a Milano nella sede della Banca dell'Agricoltura in Piazza Fontana e alla Banca Nazionale del Lavoro a Roma.

Il 13 gennaio 1974 il colonnello Amos Spiazzi, del gruppo terroristico di destra Rosa dei Venti viene arrestato.

Il 17 giugno 1974 le Brigate Rosse compiono a Padova il loro primo omicidio assassinando due militanti di destra, Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola, nella sede del Movimento Sociale Italiano di via Zabarella. Il commando delle BR, penetrato nella sede del MSI alla ricerca di documenti, dovette confrontarsi con la dura reazione dei due militanti ivi presenti, che vennero quindi uccisi a colpi di pistola.

Il 7 aprile 1979 il sostituto procuratore Pietro Calogero fece arrestare circa 140 persone appartenenti a Potere Operaio e Autonomia Operaia, tra cui spiccarono i professori universitari Luciano Ferrari Bravo, Toni Negri ed Emilio Vesce, oltre che molti studenti e ricercatori. L'accusa, passata alla storia come teorema Calogero, tentò di dimostrare che il gruppo di Autonomia fosse la facciata legale delle Brigate Rosse e che Toni Negri fosse l'organizzatore del sequestro di Aldo Moro.


Torre Net Il 5 febbraio 1981 l'estremista di destra Valerio Fioravanti uccise sull'argine del canale Scaricatore i due carabinieri Enea Codotto e Luigi Maronese che lo avevano sorpreso mentre recuperava armi da un nascondiglio segreto subacqueo. Fioravanti fu in breve catturato.

Con la sigla di Brigate Rosse per la costruzione del Partito Comunista Combattente a Verona il 17 dicembre 1981 fu sequestrato il generale americano James Lee Dozier che fu liberato con un blitz dei NOCS a Padova, in zona Guizza, il 28 gennaio 1982.

Nel corso della seconda metà degli anni '80 le tensioni politiche iniziarono ad essere parzialmente riassorbite nel tessuto sociale della città, rimanendo comunque sempre presenti.


Gli anni recenti e gli sviluppi urbanistici

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Torre Net


La città oggi sta vivendo importanti cambiamenti urbanistici con la costruzione di nuovi moderni edifici direzionali e residenziali. Tra questi, uno dei più importanti è sicuramente il Net Center, una torre di 84 metri di altezza. Sono previsti numerosi progetti di riqualificazione di numerose aree esterne al centro città, che per anni sono rimaste nel degrado più totale. Tra i più importanti, è necessario citare gli interventi di trasformazione urbana previsti nell'area in prossimità della stazione, e nella riqualificazione in "Area dei Servizi" dell'area urbana Tribunale-Fiera-Stanga.

Anche il monumento "Memoria e Luce" del famoso architetto Daniel Libeskind, costruito nel 2005 alle Porte Contarine in memoria delle Twin Towers, è diventato un simbolo di modernità per la città. Tuttavia è stato oggetto di numerose critiche, sia per la sua utilità, che per la sua collocazione ed il suo costo.

Simili polemiche, su un altro versante, hanno accompagnato il profondo rinnovo della viabilità cittadina, articolatasi negli ultimi anni intorno alla complessa realizzazione del Metrotram e delle sue infrastrutture funzionali sull'asse Nord-Sud della città (Arcella - Stazione - Guizza; in prospettiva, dovrebbero esserne realizzate una o due ulteriori linee lungo l'asse Ovest-Est).

 

Tensioni sociali, Via Anelli 

Padova è diventata una città sempre più al nel mirino della criminalità organizzata e dello spaccio di droga. Dalla fine degli anni '80 Padova divenne uno dei principali centri di spaccio di stupefacenti del Veneto. Simbolo evidente di questa difficile situazione è sicuramente il complesso residenziale "Serenissima" di via Anelli. Il residence venne edificato negli anni 70, con lo scopo di coprire la forte richiesta di mini-appartamenti per gli studenti universitari. Successivamente, a partire dagli anni 90, con il crescere della popolazione straniera, vi presero dimora numerose famiglie di immigrati, dati i canoni di locazione particolarmente contenuti. Anche molti stranieri non in regola si insediarono nel complesso; purtroppo, la maggior parte di loro si inserì in vari gruppi per lo spaccio organizzato di droga e armi come "prima" occupazione.

Con il passare del tempo, la situazione peggiorò notevolmente. Nel giro di pochi anni si perse il controllo della zona, i prezzi delle abitazioni nelle vicinanze calarono e molti esercizi commerciali chiusero. Lo spaccio di droga, che già era molto consolidato nell'asse via Tommaseo/via Venezia, si aggravò ulteriormente.

Il caso di via Anelli diventò sempre più un vero "problema sociale" e nel giro di poco tempo si susseguirono gravissimi episodi di violenza che si ripercossero nel panorama nazionale.
Nell'estate del 2006 si è arrivati all'apice del fenomeno. Dopo uno scontro tra i vari gruppi di spaccio, costato diversi feriti, l'amministrazione comunale di centro sinistra, guidata dal sindaco Flavio Zanonato, decise di erigere un muro di acciaio, alto 7 metri e lungo 84, attorno a tutto il complesso residenziale, per ostacolare lo spaccio. Tale scelta suscitò diverse polemiche da tutto il mondo politico e dalla società. Anche emittenti straniere, tra cui CNN ed NBC, dedicarono approfondimenti sul caso.

Attualmente il complesso edilizio è stato sgomberato, secondo un piano comunale che prevede la ricollocazione abitativa degli aventi diritto in altre zone della città. Il complesso verrà poi demolito a partire da settembre 2007.

È in corso di studio un progetto di riqualificazione dell'area e, tra i tanti, emerge quello di Giuseppe Schvarcz , il quale ha proposto la realizzazione di una torre di vetro. Il rettore dell'Università di Padova ha più volte ribadito la necessità di residenze studentesche. Il 26 luglio 2007 presso il Dipartimento di Architettura Urbanistica e Rilievo (DAUR) si terrà un concorso presieduto da quattro professori dell'Università per la selezione di un progetto da presentare al Comune.


Nuove BR
In febbraio 2007 un'inchiesta del pubblico ministero milanese Ilda Boccassini sembra aver portato alla scoperta di un revival brigatista a Padova, con intercettazioni, arresti e sequestri di armi ed altro materiale. Gli sviluppi del procedimento non consentono, attualmente, di esprimere un commento definitivo sul caso.

 

A Padova è presente per la prima volta in Italia un'assemblea per la città metropolitana. In sostanza Padova conta circa 806.000 abitanti inclusi i comuni limitrofi.


Le vie d'acqua di Padova

Centro direzionale "La cittadella"
Loggia della Gran Guardia, Padova
Orto Botanico di PadovaIl tessuto urbano di Padova è fortemente condizionato dalla presenza di numerosi corsi d'acqua, formati dall'intrecciarsi delle acque del Bacchiglione e del Brenta, che donano a molti angoli della città scorci suggestivi.

In passato, tali corsi d'acqua erano fondamentali per l'economia cittadina, in particolar modo per la presenza di numerosi mulini e per la loro evidente funzione commerciale, in particolar modo per congiungere la città con la vicina Venezia e gli altri centri della provincia di Padova. Inoltre, i canali han rappresentato a lungo un valido complemento delle opere di fortificazione della città. Le opere di ingegneria fluviale che si sono susseguite nel corso dei secoli, soprattutto per impulso del Magistrato alle Acque della Repubblica di Venezia, hanno permesso di ridurre il rischio di esondazioni che potessero interessare il tessuto urbano della città; gli ultimi grandi lavori risalgono però all'800. L'attuale, complesso, sistema di collegamenti e chiuse tra i canali cittadini è in grado di gestire e far defluire onde di piena anche significative, senza troppi rischi per la città. L'unica area che potrebbe eventualmente essere a rischio, e solo in presenza di piene di dimensioni eccezionali, è la zona sud-orientale di Terranegra (il cui nome è indicativo del fatto che anche nei secoli passati veniva spesso coinvolta dalle esondazioni).

I corsi d'acqua cittadini principali sono:

Brenta, che origina dai laghi di Levico e Caldonazzo, percorre il confine nord di Padova delimitando il quartiere Nord dai comuni limitrofi.
Tronco maestro, ovvero il ramo del Bacchiglione che entra nella città di Padova all'altezza della Specola e costeggia il centro storico ad ovest e a nord, fino alle Porte Contarine; fungeva da canale difensivo per il lato nord-ovest delle mura duecentesche. Era utilizzato soprattutto per la navigazione.
Naviglio Interno, che si dirama dal Tronco maestro, attraversando il centro storico a sud e ad est, seguendo quello che era il percorso del Medoacus e ricongiungendosi con il ramo principale alle "Porte Contarine":. Era utilizzato soprattutto per alimentare i molini e se ne distaccano diversi canali secondari, tra i quali il canale di Santa Chiara che esce dalla città verso sud-est per ricongiungersi poco oltre con il "canale Piovego".
Canale Piovego, si origina dalla confluenza del "Tronco maestro" e del "Naviglio interno" presso le "Porte Contarine" e quindi prosegue verso il Brenta e quindi Venezia, delimitando a nord le mura cinquecentesche;
Canale di Battaglia, antico canale artificiale (XII secolo) che si distacca dal fiume Bacchiglione in località Bassanello, ora nella periferia meridionale della città, per dirigersi quindi verso i centri a sud della provincia, ricongiungendosi quindi attraverso la rete dei canali con il tratto finale del fiume.
Canale Scaricatore, costruito nella seconda metà del XIX secolo e rimaneggiato negli anni 1920 per convogliare fuori dal centro cittadino le acque del Bacchiglione, fondamentale difesa contro il pericolo di alluvione;
Canale Brentella, antico scavo (XIV secolo) ad ovest di Padova, che porta al Bacchiglione le acque del Brenta.
Le opere di interramento dei canali cittadini, in particolar modo del Naviglio Interno (via Riviera Ponti Romani) a partire dagli anni '50, ne hanno decretato un lungo periodo di abbandono, oltre naturalmente ad aver alterato irreparabilmente lo stretto connubio tra Padova e le sue acque. È solo negli anni '90 che si è assistito ad un recupero delle vie d'acqua cittadine, ora percorse nuovamente da imbarcazioni, e su cui nei primi anni di questo secolo si è provato anche ad investire in direzione del turismo fluviale.


Città murata

Mappa di Padova del 1700 Tra le più significative vestigia dell'illustre passato di Padova, merita una particolare menzione la doppia cinta muraria tuttora - almeno in parte - apprezzabile.

Testimonia la struttura medievale la cinta trecentesca, di cui sfortunatamente sono oggi chiaramente ravvisabili solo quasi la porta Altinate e quella su ponte Molino. Si tratta di un complesso difensivo risalente in per lo più alla signoria dei carraresi.

Molto migliore è lo stato di conservazione della cinta cinquecentesca, splendido esempio di architettura militare veneziana.

Attorno a tali mura - che avvicinano esteticamente Padova a Treviso - si snoda un tracciato viario che fino a qualche anno fa i padovani usavano definire "circonvallazione", ma che ormai può chiamarsi tale solo sotto un profilo strettamente etimologico (circum + vallum - "attorno alle mura"), poiché in realtà è attualmente fagocitato dalla congestione complessiva del traffico urbano.


Sport
Il Calcio Padova è la storica compagine calcistica di Padova. La squadra, fondata nel 1910, ha militato per 16 stagioni in serie A (di cui 14 tra 1929 e 1962) annoverando tra le sue file giocatori come Kurt Hamrin e allenatori come Nereo Rocco. Il miglior risultato di questa formazione è stato il terzo posto in serie A nella stagione 1957/58.

Un ruolo importante ricopre la squadra di rugby del Petrarca, squadra vincitrice di 11 scudetti nazionali fra il 1970 ed il 1987, e 2 coppe Italia; altri 5 scudetti, fra 1958 e 1968, e 4 coppe Italia, furono vinti dalle Fiamme Oro Padova, oggi non più presenti in città. Altre squadre cittadine, iscritte alla serie B, sono il CUS Padova Rugby (con trascorsi nella massima serie) ed il Valsugana, nonché la seconda squadra del Petrarca; nella medesima serie giocano anche squadre della provincia, l'U.S. Roccia Rugby Rubano e l'Ercole Monselice.

Nella stagione sportiva 2005-06 la città di Padova è l'unica a essere rappresentata nel massimo campionato, quello di A1, nel volley maschile e femminile, dal Sempre Volley e dal Volley Club Padova. In particolare nella squadra femminile giocano elementi di primissimo livello (di cui ben 3 campionesse del mondo nel 2002, Manuela Leggeri, Darina Mifkova e Rachele Sangiuliano) oltre a giocatrici provenienti da tutta Europa, la tedesca Hanka Pachale, la serba Jelena Nikolic e la ceca Katerina Buckova.

Nella pallanuoto, Padova è rappresentata dalla squadra maschile Baxi-Bozzola Plebiscito in Serie A-1 e dalla squadra femminile Beauty Star Plebiscito PD sempre in serie A1.

Tra gli avvenimenti sportivi annuali più rilevanti c'è la celebre Maratona di Sant'Antonio, un evento che si tiene solitamente in aprile, con partenza da Vedelago (TV) ed arrivo in Prato della Valle.

Nell'ambito dello sport a Padova va ricordata la scherma. L'antica Accademia Comini, il Petrarca Scherma e il Cus Padova hanno formato atleti capaci di vincere Olimpiadi e Campionati del Mondo. La squadra italiana di sciabola giunta seconda alle Olimpiadi di Londra 1948 era interamente composta da atleti padovani, allenati dal grande Maestro Guido Comini. In tempi più recenti la fiorettista padovana Francesca Bortolozzi ha conquistato ori olimpici e mondiali (Barcellona 1992 ed Essen 1993), gli sciabolatori Marco Marin e Gianfranco dalla Barba hanno conquistato titoli olimpici e mondiali (Los Angeles 1984, L'Aia 1995) e la sciabolatrice Anna Ferraro è stata campionessa del mondo a squadre (Seoul 1999). Il Trofeo Luxardo, che nel 2007 vedrà la sua 50a edizione, è l'unica prova di Coppa del Mondo di sciabola che si disputa in Italia.

Tra le glorie dello sport patavino è giusto ricordare Riccardo Patrese, nato nel 1954, che tuttora detiene il primato del maggior numero di gare (256) da pilota di Formula 1. Nella sua lunga carriera, il pilota risultò vincitore di sei Gran Premi.

Importante è anche il canottaggio, con le due società cittadine del Padovacanottaggio (nata nel 1993 dalle ceneri del CUS Padova) e della Canottieri; a quest'ultima appartiene il pluridecorato canottiere Rossano Galtarossa.

Il 23 maggio 2000 la 10^ tappa del Giro d'Italia 2000 si è conclusa a Padova con la vittoria di Ivan Quaranta.

Gli stadi: lo Stadio Euganeo per calcio e atletica leggera, con circa 32,000 posti; lo Stadio Plebiscito per il rugby, 9,000; il PalaBernhardsson, già San Lazzaro, palazzetto per pallavolo e pallacanestro da circa 5,000 posti; l'ippodromo Breda - Le Padovanelle per le corse dei cavalli; l'impianto per l'atletica Colbachini, in cui nel 1992 Sergej Bubka realizzò uno dei suoi record del mondo di salto con l'asta. Il vecchio e glorioso Stadio Appiani, già teatro del Padova di Nereo Rocco, la cui capienza era già stata ridotta vent'anni fa da 25,000 a 10,000 spettatori per motivi di sicurezza, è oggi usato solo da squadre dei campionati regionali. Nel corso del 2007, dovrebbe essere costruito uno stadio del ghiaccio, per il pattinaggio e l'hockey; entro il 2008-2009, un nuovo palazzetto dello sport da 10,000 posti.

 

Stampa locale
Sono due i quotidiani storici che si occupano attualmente della cronaca locale della città: Il Gazzettino e il Mattino di Padova. Dal 12 novembre 2002 viene venduto in abbinamento al Corriere della Sera anche il Corriere del Veneto, che ha sede a Padova e che dedica alla città due pagine al giorno di cronaca locale, in abbinamento con la cronaca di Rovigo. Da diverso tempo è presente anche Il Padova, quotidiano che riassume notizie di attualità e politica patavina e dedica diverse pagine anche alla cronaca nazionale ed estera. Sono presenti anche alcuni giornali a distribuzione gratuita quali: Leggo, che ha una sua redazione in città e ha pagine di cronaca e sport locali, Metro, City ed altri.

Nel passato la città ha avuto un'altra testata di cronaca locale: L'Eco di Padova, nato nel 1977, edito dalla Rizzoli e chiuso nel 1980.


Quartieri
Amministrativamente parlando, la ripartizione dei quartieri della città è la seguente:

Quartiere 1 Centro: si estende per 5,2 km², pressoché totalmente entro le mura cinquecentesche. Il cuore del quartiere Centro è idealmente identificabile con le famose Piazze (dei Signori, delle Erbe e della Frutta) ravvivate quotidianamente dai tradizionali mercati. Il territorio è solcato dal Piovego, navigabile dalle Porte Contarine fino al casello autostradale di Padova Est. L'area in parola può suddividersi in cinque zone abitative: zona Portello, zona Ospedali, zona Santo-Prato della Valle, zona Piazza Castello-Riviere, zona Savonarola-Piazza Mazzini-Stazione Ferroviaria. Nel 2005 contava 27047 residenti, di cui il 14% aveva compiuto i 75 anni, ed il 9,32% era composto da stranieri.
Quartiere 2 Nord
(comprende Arcella - S. Carlo - Pontevigodarzere): superficie 6,71 km², e racchiude i rioni di Arcella, San Bellino, San Carlo e Pontevigodarzere. Il confine settentrionale corrisponde in pratica con il tracciato locale del Brenta, a sud è delimitato dalla ferrovia Milano-Venezia, ad est dall'asse viario Plebiscito-Bigolo-Manca, ad ovest dai binari della Padova-Castelfranco Veneto. Abitanti al 2005: 38118, di cui l'11% sopra i 75 anni. Stranieri: 12,03%.
Quartiere 3 Est
(comprende Brenta-Venezia, Forcellini-Camin): superficie 28,02 km². Rioni: Ponte di Brenta, San Lazzaro, Mortise, Torre, Pio X, Stanga, Forcellini, Terranegra, San Gregorio, Camin, Granze. Confini: nord, comune di Cadoneghe; est, comuni di Vigonza e Noventa Padovana; sud, Quartiere 4, comune di Saonara, Legnaro e Ponte San Nicolò; ovest, Quartieri 2, 1 e 4. Annovera ben tre canali: il Piovego, il San Gregorio, lo Scaricatore. Ospita pure la famosa Via Anelli, su cui ci siamo già ampiamente intrattenuti. Popolazione al 2005: 38992, di cui 10% sopra i 75 anni, e 15% al di sotto dei 18. Stranieri 9,23%.
Quartiere 4 Sud-Est
(comprende S. Croce-S. Osvaldo, Bassanello-Voltabarozzo, Guizza): superficie 17,58 km². Rioni: Santa Rita, Sant’Osvaldo, Madonna Pellegrina, Città Giardino, Santa Croce, San Paolo, Guizza. Popolazione al 2005: 47300, di cui 11% sopra i 75 anni, 19% oltre i 60. Stranieri 7,17%.
Quartiere 5 Sud-Ovest
(comprende Armistizio-Savonarola): superficie 14,05 km². Rioni: Porta Trento Nord, Porta Trento Sud, San Giuseppe, Sacra Famiglia, Mandria. Abitanti al 2005: 28428, di cui 13% oltre i 75 anni, 31% oltre i 60. Stranieri 5,94%.
Quartiere 6 Ovest
(comprende Brentella-Valsugana): superficie 21,88 km². Confini: nord, comune di Limena; ovest comuni di Villafranca Padovana, Rubano, Selvazzano Dentro. Abitanti al 2005: 31047, di cui 10% ultrasettantacinquenni, 26% infratrentenni. Stranieri: 7,9%.

Quella che segue è una descrizione dei quartieri di Padova secondo il modo in cui sono effettivamente percepiti dai padovani.


Arcella
Arcella (Quartiere 2 Nord) è la zona nord della città di Padova. Il suo confine ben delineato dalla ferrovia Venezia-Milano a Sud e dal fiume Brenta a Nord (comprendendo il rione di Pontevigodarzere). Nota per essere il luogo della morte di Sant'Antonio (l'evento è ricordato dal santuario di Sant'Antonino) e per essere stata la periferia agricola di Padova fino alla seconda guerra mondiale, l'Arcella ha conosciuto nel dopoguerra un impetuoso sviluppo urbanistico, fino al raggiungimento degli attuali 50 mila abitanti. Il futuro metrotram la collegherà in maniera migliore con il centro cittadino. Arcella è anche il nome del Vicariato della Diocesi di Padova che comprende le parrocchie di S. Antonio ("Sant'Antonino"), S. Carlo Borromeo, S. Gregorio Barbarigo, S. Giovanni Battista, S. Lorenzo da Brindisi, S. Bellino, S. Filippo Neri, Santissima Trinità e Gesù Buon Pastore.


Centro
Il Centro (Quartiere 1 Centro) nell'ottica dei Padovani si estende grosso modo all'interno delle mura cinquecentesche, con l'eccezione della zona di Prato della Valle, che è considerata in ogni caso facente parte del Centro. È caratterizzato da molte zone pavimentate con il tipico ciottolato romano o con i sanpietrini in porfido (come il Liston), perché corrisponde tendenzialmente all'area più antica della città.

Non si identifica affatto con la zona limitata delle Piazze, come molti non-Padovani credono, anche se queste ultime ne costituiscono, per così dire, il cuore economico e culturale.

Nella circoscrizione Centro è compreso anche il Portello, che nella percezione dei Padovani è un sottoquartiere a parte, tanto che i suoi abitanti un tempo avevano diritto ad essere identificati con un nome a sè: porteàti, ossia abitanti del Portello. Oggi questa distinzione è poco sentita e non ha più molto significato, ma una volta questa zona della città aveva caratteristiche proprie che la distinguevano dalle altre: era, infatti, un'area particolarmente popolare e povera.

Guizza
La Guizza (Quartiere 4 Sud-Est) è uno dei quartieri più meridionali della città, estendendosi dalla zona del Bassanello sino al confine settentrionale del comune di Albignasego. Quartiere residenziale, con una forte densità abitativa, è stato interessato dalla costruzione del principali asse del Metrotram cittadino, che ha il capolinea in questo quartiere. Rappresenta il principale punto di accesso alla città per il traffico proveniente dalla parte meridionale della provincia.


Mandria

Villa Molin nel quartiere MandriaMandria (Quartiere 5 Sud-Ovest) confina con i comuni di Abano Terme ed Albignasego, divisa da quest'ultimo dal Canale di Battaglia.

Sorta attorno all'antica strada romana Annia che conduceva da Padova ad Adria, ospita sul proprio territorio Villa Giusti del Giardino, in cui venne firmato il 4 novembre del 1918 l'armistizio tra Italia, Impero Austro-Ungarico e Germania che poneva fine alla prima guerra mondiale; affacciata sul Canale di Battaglia sorge invece Villa Molin, progettata dall'architetto Vincenzo Scamozzi nel 1597 (e che erroneamente viene collocata spesso a Mandriola, che sorge sull'altra sponda del Canale di Battaglia).

Montà
Della vecchia Montà (Quartiere 6 Ovest), situata sulla strada Padova-Ponterotto a circa 4km dal centro della città, rimane oggi solo l'antico fonte battesimale della chiesa di San Bartolomeo, risalente al XVI sec. Recentemente il territorio della frazione è stato soggetto a forti trasformazioni insediative ed è stato di fatto inglobato nel capoluogo. Nel 2004 è stato completato il cavalcavia di Corso Australia che ha nel contempo eliminato l'unico semaforo ancora esistente sulla tangenziale e contribuito a rompere l'isolamento della frazione con il resto della città.


Ponte di Brenta
Ponte di Brenta (Quartiere 3 Est) è un antico borgo sulla via di Venezia, parte del Comune di Padova prima della Prima guerra mondiale, confina con il comune di Vigonza, dal quale è separato dal fiume Brenta.

Nato attorno ai traffici di barcaroli e viaggiatori, il borgo è caratterizzato dalla presenza di alcune notevoli ville patrizie veneziane, tra le quali spicca Villa Breda con il suo parco, oggi di proprietà della Fondazione "Vincenzo Stefano Breda", voluta dall'omonimo senatore del Regno e a lui intitolata. La villa, oggi sede museale, si affaccia sul fiume, dal quale avveniva l'accesso fino alla costruzione verso la fine del XIX secolo della ferrovia Padova-Venezia, ad opera sempre del senatore Breda, che con l'occasione creò una fermata esattamente in asse con il viale di accesso alla villa, dal lato del parco. Al senatore Breda sono tra l'altro intitolati l'ospizio per anziani e l'ippodromo di Padova, situati anch'essi nella frazione, l'asilo infantile, situato nella piazza principale e la modernissima struttura per malati di sclerosi multipla Casa Breda, di recente costruzione, nel quartiere Brentelle.

Il parco della villa ospita una pista per cavalli, primo ippodromo cittadino, e delle scuderie ottocentesche, retaggio della passione del patrizio per l'ippica.

Nella piazza principale di Ponte di Brenta si affacciano l'antica chiesa parrocchiale di San Marco e San Michele, di aspetto settecentesco. All'interno, opere di Luca Giordano e un pregevole organo dell'epoca.

Una piccola località di Ponte di Brenta è Torre che secondo la storia, in epoca medievale raggruppava le attuali frazioni di Mortise, Ponte di Brenta, Arcella e Altichiero. C'è chi afferma che Sant'Antonio è morto a Torre invece che all'Arcella in quanto quest'ultima non c'era ancora.


Pontevigodarzere
Pontevigodarzere (Quartiere 2 Nord) è situata in corrispondenza dei due ponti che collegano la zona a nord di Padova con la città stessa, deve il nome al primo comune limitrofo, Vigodarzere appunto. Inizialmente zona rurale, si è velocemente espansa nel periodo della ricostruzione dopo essere stata quasi rasa al suolo dai bombardamenti degli alleati nel tentativo di fermare la ritirata tedesca. Dista circa 1,5 km dal centro cittadino, è una zona in fase di riqualificazione grazie al completamento della tangenziale nord che permette al traffico di raggiungere la nuova strada "del Santo" senza passare per via Pontevigodarzere. Fa parte del quartiere 2-Nord che comprende anche Arcella e San Carlo. E' sede della principale moschea di Padova, che sorge proprio a fianco della parrocchia di S. Giovanni Battista.


Zona Industriale (ZIP)
La zona industriale di Padova è nata nel 1946 nell'area orientale della città, e da allora si è continuamente espansa ed articolata. Si tratta di una delle più grandi zone industriali d'Europa, con una superficie di 10 milioni e 500 mila mq. All'interno di essa si trovano oltre 1.300 imprese, con una notevole diversificazione produttiva ed industriale, e vi operano più di 50.000 persone provenienti da tutto il Veneto. Al suo interno si trova anche il più grande Interporto multimodale d'Italia (assieme a quello di Bologna), attraverso cui transitano ogni giorno enormi quantità di materiali. L'area in questione è servita da diverse infrastrutture, ma soprattutto, è collegata tramite una linea ferroviaria dedicata (Padova Interporto - Padova) alla stazione Centrale di Padova.

 

Gli appuntamenti della città
Padova è da sempre meta di molti visitatori che si recano nella città del Santo per i numerosi avvenimenti che si susseguono tutto l'anno. Tra i più rilevanti troviamo:

La "settimana della cultura scientifica e tecnologica", che si svolge da marzo ad aprile.
La "Maratona di Sant'Antonio" , in aprile. Essa ripercorre negli ultimi 18 km la strada che S. Antonio morente, a bordo di un carro trainato da buoi, fece il 13 giugno 1231, partendo da Camposampiero per arrivare all'Arcella.
Fiera campionaria, in maggio: è la più grande rassegna intersettoriale del Nord Est, raggiunta da più di duecentocinquantamila visitatori. Sono presenti mille espositori raggruppati in cinque settori: arredamento, enogastronomico, turismo, tempo libero, artigianato.
Rievocazione del transito di S. Antonio, sera del 12 giugno. La rievocazione storica in costume vuole celebrare l'ultimo viaggio di S. Antonio: egli infatti dimorava a Camposampiero quando percepì che la sua vita terrena volgeva al termine, chiese dunque di essere trasportato verso l'amata Padova per esalare l'ultimo respiro. Steso su un carretto trainato dai buoi, non riuscì però a raggiungere le porte della città e venne ricoverato presso l'allora convento francescano di S. Maria de' Cella (la leggenda vuole che sia stato fondato S. Francesco in persona), dove morì (il luogo dove spirò il Santo si trova oggi all'interno del Santuario di S. Antonio d'Arcella). La rievocazione storica del transito parte da Piazza Azzurri d'Italia, prosegue lungo via Tiziano Aspetti, viale Arcella e termina presso il Santuario di S. Antonio d'Arcella; un concerto di campane di tutte le chiese di Padova precede la S. Messa.
Fiera di S. Antonio, 13 giugno. Dopo una solenne messa celebrata dal Vescovo nella basilica, l'arca con le reliquie del Santo è portata in processione per le vie del centro città. Un tempo seguiva una sfilata delle confraternite con i rispettivi gonfaloni, ora c'è una sfilata dei volontari cittadini della Croce Rossa.
"Sherwood Festival", in giugno-luglio; Radio Sherwood, una radio indipendente padovana [33] , dà vita allo Sherwood Festival, importante evento cittadino della durata di un mese. Sul palco si avvicendano importanti gruppi musicali della scena alternativa italiana ed internazionale.
la Notte bianca in giugno e dicembre: sono i due eventi più attesi che segnano rispettivamente l'inizio dell'estate e del Natale padovani.
"Villeggiando" in luglio e agosto; eventi e spettacoli nella più suggestive ville e piazze padovane.
"Padova grand prix" e "World country roller marathon" in settembre. La competizione mondiale di pattinaggio a rotelle.
Andrea Mantegna e Padova 1445-1460. Settembre-gennaio 2006. Mostra e allestimenti di celebri opere del Mantegna. Mostre gemelle sono organizzate a Mantova e Verona, con Padova le principali città ad ospitare i dipinti del famoso pittore.
Rievocazioni storiche, in settembre: rievocazioni storiche in costume nelle cittadine murate di Montagnana, Monselice, Montegrotto Terme e Cittadella.

Gemellaggi
Padova è gemellata con:

Nancy, Francia, dal 1964
Friburgo, Germania, dal 1967
Boston, Stati Uniti d'America, dal 1983
Handan, Cina, dal 1988
Iasi, Romania, dal 1995
Beira, Mozambico, dal 1995
Coimbra, Portogallo, dal 1998
Cagliari, Italia, dal 2002
Zara, Croazia, dal 2003

 

Luoghi di culto
Basilica del Carmine
Basilica del Duomo
Basilica di Sant'Antonio di Padova - uno dei più celebri luoghi di culto del Cristianesimo, meta di centinaia di migliaia di pellegrini ogni anno. Particolare poco conosciuto, l'edificio gode dell'extraterritorialità (appartiene allo Stato della Città_del_Vaticano).
Basilica di Santa Giustina - sede di elaborazione della Riforma Benedettina del XV secolo, ed una delle più importanti Abbazie Benedettine del mondo.
Battistero del Duomo: ubicato alla destra (dalla piazza antistante) della cattedrale, risale al XII secolo, subì vari rimaneggiamenti nel secolo successivo, e venne consacrato dal Guido, patriarca di Grado (1281). È anche il mausoleo dei Carraresi. Gli affreschi con cui è decorato (1378 circa) sono considerati il capolavoro di Giusto de' Menabuoi.
Cappella degli Scrovegni - ospita il celeberrimo capolavoro del Ciclo degli Affreschi degli Scrovegni di Giotto, ed è attualmente visitabile solo su prenotazione.
Chiesa degli Eremitani.
Chiesa del Corpus Domini - Adorazione Perpetua, popolarmente chiamata di Santa Lucia[38]: ne è documentata l'esistenza già nel X secolo, il che del resto si può intuire da un'antica lapide nei tipici caratteri gotici-altomedievali che ancor oggi ben si legge sul fianco destro del fabbricato (via Santa Lucia). Come spesso si verifica, la facciata è stata intensamente rivista nel Settecento, per mano di Girolamo Frigimelica e Sante Benato. Vi si ammirano capolavori dei Bonazza, Giacomo Ceruti, Giambattista Tiepolo, Domenico Campagnola, Sassoferrato, Antonio De Pieri, Padovanino.
Chiesa di Cristo Re
Chiesa di San Clemente: é una delle prime chiese di Padova; fu sede di fraglie di commercianti. La facciata è stata rimaneggiata in tempi relativamente tardi (1599). Vanta opere di Jacopo Bellini, Pietro Damini, Francesco Zanella, Giovanni Battista Rossi, Luca Ferrari, Giulio Cirello.
Chiesa di San Daniele: a pochi passi dal celeberrimo Prato, questo grazioso e raccolto edificio del 1706 prospetta su di un quattrocentesco palazzo che si dice essere la casa natale di Angelo Beolco, detto il Ruzzante (1496-1542)[39]. La chiesa in questione conserva dipinti e statue sei-settecenteschi.
Chiesa di San Francesco Grande: risale al 1416, ma non fu completata prima del secolo XVI, e vide, forse, all'opera anche Lorenzo da Bologna. Strutturalmente si compone di tre navate, e contiene pezzi di Paolo Veronese, Pietro Damini, Girolamo del Santo, Luca Ferrari, Bartolomeo Bellano, Andrea Briosco e molti altri artisti. È situata in prossimità dell' ex ospedale di San Francesco, immobile che dovrebbe ospitare il Museo di Storia della Medicina.
Chiesa di San Gaetano
Chiesa di San Massimo e di Sant'Osvaldo: sorge nella zona del Portello, una delle più tipiche della città euganea. Trae le sue origini dal Duecento, benché abbia subito numerosi rimaneggiamenti in epoche più vicine. La facciata è del XVIII secolo. Oltre a vari reperti archeologici (romani e paleoveneti), vanta tre dipinti di Giambattista Tiepolo. Vi riposano le spoglie del sommo medico Giambattista Morgagni (1682-1771).
Chiesa di San Nicolò
Chiesa di Sant'Antonino: sorge nel luogo ("cella") in cui venne posto il corpo del Santo alla sua morte (1231). Al tempo, la sepoltura in questione faceva parte di un monastero di Clarisse, devastato da un incendio nel 1509. L'attuale tempio è il risultato di svariati interventi architettonici (1840, 1886 e 1931), ma contiene tuttora l'arca di Sant'Antonio.
Chiesa di Santa Maria dei Servi
Chiesa di Santa Sofia
Chiesa di Ognissanti: nominata già nel 1147, è tuttavia stata ricostruita integralmente (ad eccezione dell'abside e del campanile romanico) nel 1509 da Vincenzo Scamozzi.
Chiesa di San Luca: si trova in prossimità di via Roma, sul prolungamento del Listòn che conduce al Prato. Anticamente sede della fraglia dei pittori, è stata tuttavia radicalmente rimaneggiata nel 1815.
Chiesa di San Michele di Pozzoveggiani: antichissima chiesetta romanica (è a sua volta il rimaneggiamento di un corpo di fabbrica addirittura del VI-VII secolo), costeggia la già rammentata via Annia. L'attuale edificio risale al XII secolo, con struttura che riprendeva le basiliche a tre navate. A partire dal XVI secolo, previa soppressione delle navate laterali, fu trasformato in oratorio. Sul piano storico-architettonico, rappresenta un'interessante sintesi tra i caratteri tipici dello stile lagunare e quelli che connotavano la civiltà carolingia-ottoniana. Sotto questo profilo può essere accostata alla basilica di Aquileia. Particolarmente notevole il Cristo Pantocratore nell'abside.
Chiesa di San Nicolò
Chiesa di Sant'Andrea Apostolo: originariamente risalente al XIII secolo, fu ampiamente rimaneggiata nel 1641 e poi ancora nel 1875. Di fronte ad essa si può ammirare la cosiddetta gatta di S. Andrea, di cui abbiamo già detto nella sezione "curiosità" .
Chiesa di Santa Maria del Torresino o del Pianto: capolavoro barocco seicentesco di Girolamo Frigimelica, vanta pezzi di Tommaso Bonazza, Antonio Bonazza, Giovanni Bonazza, Carlo Scarpa.
Chiesa di San Tomaso (o dei Filippini): eseguita su disegno di Gaspare Colombina nel XVII secolo, vanta opere d'arte di Antonio Callido, Francesco Maffei, Luca Ferrari, Antonio Bonazza e Antonio Vivarini.
Oratorio di San Giorgio : adiacente alla più nota Basilica antoniana, è la cappella funebre di famiglia istituita per volontà del condottiero "carrarese" Raimondino Lupi di Soragna. La costruzione iniziò nel 1377, terminò nel 1384. È insigne soprattutto per la presenza di un ciclo di affreschi attribuito ad Altichiero la cui importanza storico-artistica è paragonabile soltanto ai celeberrimi giotteschi degli Scrovegni.
Oratorio di San Michele : edificato sulle rovine di una chiesa antichissima (970), era originariamente decorato da molteplici affreschi - di Jacopo da Verona, 1397 - di cui è conservata nella primitiva collocazione soltanto un' Epifania, peraltro notevole anche sul piano storico, giacché (secondo un uso assai diffuso nella pratica della committenza cortese) vi sono raffigurati, tra i personaggi della sacra rappresentazione pittorica, diversi principi Da Carrara. Altre pitture sono state rimosse da quelle pareti, e si ammirano al Museo Civico (vedasi infra). Nella sagrestia, è degna di nota, quanto meno, una Madonna che si vuole opera di Giovanni da Bologna.
Oratorio di San Rocco: edificio cinquecentesco, sorge in aderenza alla chiesa di Santa Lucia, in prossimità dell'omonima via (centralissima). Originariamente era associato alla confraternita di quel santo. Oggetto di svariati restauri, è abbellito da un ciclo di affreschi che illustrano la vita di San Rocco. Da moltissimo tempo ha in realtà cessato di essere un luogo di culto officiato, ed è invece impiegato come spazio espositivo per mostre d'arte, normalmente con il patrocinio del comune.
Santuario della Madonna Pellegrina
Santuario di San Leopoldo Mandic
Scoletta del Carmine
Scoletta del Santo : ospita l' Arciconfraternita di Sant'Antonio. Risale al 1427, ma ha subito importanti modifiche nel 1504. È insigne per le opere dei seguenti artisti: Antonio Bonazza, Giovanni Gloria, Francesco Vecellio, Tiziano, Girolamo del Santo, Filippo da Verona, Bartolomeo Montagna, Giovanni Antonio Corona, Andrea Briosco, e parecchi altri.
Scoletta del Redentore
Tempio dell'Internato Ignoto e Museo a Padova, in località Terranegra
Tempio della Pace
Chiesa Cristiana Evangelica di Padova (CERBI)
Chiesa Cristiana Evangelica (ADI)
Comunione Cristiana Internazionale ([ICF])
Sinagoga di Padova, situata nella zona centrale del Ghetto (adiacente alle Piazze)
Moschee e Centri islamici di Padova

Palazzi
Palazzo della Ragione - Sede del Municipio
Palazzo del Bo - Sede storica dell'Università
Loggia Amulea
Loggia e Odeo Cornaro
Loggia dei Carraresi
Caffè Pedrocchi - il celebre "Caffè Senza Porte"
Palazzo del Municipio (palazzo Moroni): di origine duecentesca, ampiamente rimaneggiato da Andrea Moroni nel XVI secolo, si espanse nel 1904 andando ad occupare il suolo su cui insisteva il trecentesco fondaco delle Biade (malauguratamente demolito). É adornato da statue attribuite a Tiziano Minio.
Loggia della Gran Guardia
Palazzo degli Armeni
Palazzo del Capitanio: antica sede del rettore della città, sorge sui resti della reggia carrarese. Reca un arco trionfale, opera del Falconetto (1532), che a sua volta incastona il celebre orologio che si affaccia su Piazza dei Signori: un simbolo della città.
Palazzo Emo-Capodilista: al civico 82 di Prato della Valle troviamo il palazzo in questione, del XIII secolo. È tuttora dotato di merlature medievali, e torre della medesima epoca, mentre assai più tardo (XIX secolo) è il giardino all'inglese sul lato opposto all'entrata. Vanta anche un salotto decorato da Francesco Zugno, e - sempre nel giardino già nominato - un casinetto di stile neoclassico.
Palazzo Olzignani: si trova in via Umberto I, ossia in quello che abbiamo già ricordato quale ideale prolungamento del Listòn (verso Prato della Valle). Opera di Pietro Lombardo (1466), è stata oggetto di intensa ristrutturazione nel periodo 1900-1922.
Palazzo Liviano - Sede della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università
Palazzo Zabarella - Sede di Mostre ed eventi culturali
Palazzo Zuckermann
Palazzo Maldura - Altra sede storica della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università
Monte di Pietà
Palazzo Colpi

Altri Monumenti
Prato della Valle
Orto Botanico
Tomba di Antenore
Castello e Specola
Arco Vallaresso
Arena romana: resti di un edificio di età imperiale (60-70), che nel medioevo era stato trasformato in fortezza, e dal 1902 è uno dei principali giardini pubblici.
Ex-macello di largo Meneghetti: progettato (1818-1825) da Giuseppe Jappelli (l'architetto del più celebre Caffé Pedrocchi), oggi adibito ad istituto d'arte, ha l'aspetto (invero piuttosto greve) di una sorta di tempio dorico, ed è munito di un ampio porticato interno.

Musei
Musei Civici di Padova - il circuito che va sotto questo nome comprende:
Sala Multimediale della Cappella Scrovegni, per una visita virtuale della celeberrima cappella giottesca.
Museo Archeologico, contiene migliaia di reperti di epoca pre-romana, romana, egizia, greca, etrusca ed italiota.
Museo d'Arte Medioevale e Moderna, conserva circa tremila dipinti della pittura veneta dal '300 al '900 (Giotto, Guariento, Bellini, Giorgione, Romanino, Tiziano, Bassano, Veronese, Tintoretto, Strozzi, Piazzetta, Tiepolo, oltre a svariati artisti stranieri, in particolare fiamminghi ed olandesi).
Palazzo Zuckermann, a sua volta ospitante:
Museo d'Arte. Arti Applicative e Decorative
Museo Bottacin
Tutti gli enti culturali del circuito "Musei Civici" sorgono nel comprensorio Scrovegni-Eremitani-Arena Romana, a pochi passi dalla Stazione Ferroviaria e dal centro storico propriamente detto.

Museo archeologico ambientale delle acque del padovano
Museo del Risorgimento e dell'età contemporanea
Museo Diocesano di Arte Sacra
Museo dell'internato ignoto (presso l'omonimo tempio)
Museo della terza Armata
Museo delle antiche strumentazioni, istituto Tecnico Belzoni-Boaga
Museo al Santo
Oratorio di San Michele (vedi alla sezione Luoghi di culto)
Ponte di San Lorenzo
Museo delle macchine "Enrico Bernardi"
Museo di storia della medicina e della salute nell'ospedale di San Francesco Grande
Museo del Marinaio d'Italia
Museo di Zoologia
Museo di Storia della Fisica
Museo di mineralogia e petrografia e paleontologia
La Specola - Castello di Ezzelino e Torlonga
Palazzo Zabarella
Museo di Scienze Archeologiche e d'Arte
Piano Nobile del Caffè Pedrocchi

Teatri
Padova ha sempre avuto la fortuna di ospitare figure teatrali di livello internazionale. Le sale teatrali sono numerose e ogni anno vengono messi in scena centinaia di spettacoli. I teatri padovani sono sparsi per tutta la città; quelli principali sono:

Teatro Verdi
Teatro del Seminario Vescovile (da poco restaurato)
Teatro Antonianum
Teatro Don Bosco
Teatro Ai Colli
Teatro Maddalene
Piccolo Teatro
Teatro Abano Terme, nel comune omonimo.

Le aree verdi
In base ai dati pubblicati nel libretto "Naturalmente Padova... Tre percorsi per scoprire una città che allarga i suoi confini verdi" (maggio 2007, edito e distribuito gratuitamente dal Comune di Padova), la città di Padova può vantare 2.512.945 m2 di aree verdi, 1.680.939 m2 di verde attrezzato (verde nei quartieri con giochi per bambini, piste ciclabili, campi polivalenti...), 11,91 m2 di verde per abitante, 2,69% di superificie verde rispetto alla superficie totale (dati del 2005).
Alcuni esempi di aree verdi padovane:

l'isola Memmia al centro del Prato della Valle;
l'Orto Botanico;
il parco Treves de' Bonfili;
i Giardini della Rotonda;
i Giardini dell'Arena (27301 m2): realizzati circa cento anni fa vicino ai resti delle mura del Cinquecento, sono così detti per la presenza al loro interno di un'antica arena romana, oltre che della famosa Cappella degli Scrovegni; in passato via Giotto li attraversava, mentre ora il viale principale, con alberi di bagolaro, è solo pedonale e ciclabile. Durante la primavera e l'estate le aiuole sono decorate con tulipani, fiori di vetro, begonie... ed in particolare di fianco alla Cappella si può vedere lo stemma comunale fiorito da giugno a novembre, creato per la prima volta nel secolo scorso;
il lungargine Scaricatore, Codotto e Maronese, Terranegra: un percorso ciclopedonale di circa 8 km collega il ponte Scaricatore (Bassanello) col ponte di San Gregorio (Terranegra) e offre nel primo tratto anche un "percorso vita" (percorso ginnico attrezzato);
il Parco Iris (32500 m2), così chiamato per la presenza di un'aiuola con una collezione di iris; è dotato di laghetto e giochi d'acqua;
il Parco del Roncajette (95000 m2), posto nella zona industriale di Padova;
il Giardino Venturini e Natale, situato lungo il canale Piovego vicino alla Stanga, dal 2003 ospita una copia del leone di San Marco del XV secolo recuperato al Portello nel fossato lungo le mura;
il Parco di via Venezia (45000 m2), posto tra la fiera e il centro direzionale "La Cittadella";
il lungargine Boschetto-Brentella (2400 m), che parte dall'aeroporto e, attraverso gli argini dei fiumi Bacchiglione e Brentella, arriva nel quartiere Chiesanuova;
il Giardino Cavalleggeri (4123 m2), situato alla fine di corso Milano;
il Giardino di Santa Giustina (5519 m2), accanto alle mura del Cinquecento, vicino a Prato della Valle e alla basilica di Santa Giustina;
il Giardino Mazzini (1700 m2), inserito nella omonima piazzetta ridisegnata agli inizi del Novecento, con al centro il monumento a Giuseppe Mazzini, ospita alberi di bagolaro e leccio;
il Giardino di piazza Castello (4520 m2), dotato di alberi di tiglio, alcuni di età superiore ai cento anni;
il Parco San Carlo (9244 m2), in via G. Piaggi;
il Giardino F. Milcovich (27208 m2), in via J. Da Montagnana e in via O. da Molin;
il Giardino via D. Piacentino (7043 m2);
il Giardino rustico (5850 m2) in via Cortivo e in via Favaretto;
il Parco fornace Morandi (70000 m2) in via G. Duprè;
il Giardino Esperanto (10584 m2) in via G. Nicotera e in via Martiri Giuliani e Dalmati;
il Parco delle farfalle (22365 m2) in via R. Bajardi e in via Vermigli;
l'area giochi via Sonnino (7956 m2);
il Giardino vecchio brolo (3700 m2) in via dell'ippodromo;
il Parco dei frassini (27170 m2) in via A. Ristori e in via Zacconi;
il Giardino del sole (8000 m2) in via Fratelli Cervi;
il Parco Giorgio Perlasca (8195 m2), situato in zona Santa Croce tra i bastione delle mura, lungo il canale del Tronco maestro;
i Giardini del bastione Alicorno (9084 m2), posti sulla sommità del bastione e collegati ad un percorso sopra le mura, sono caratterizzati anche dai locali sotterranei che contenevano le cannoniere;
il Parco dei faggi (23539 m2), accanto al lungargine Ziani e in precedenza conosciuto come giardino Sgaravatti (noti vivaisti padovani, la cui villa sorge accanto), contiene elementi di pregio quali il pozzo all'ingresso, una piccola fontana, filari di bosso e vecchi muretti. Ma soprattutto ospita numerose e rigogliose piante provenienti da tutto il mondo, eredità dei suoi antichi proprietari;
il Giardino Appiani (11000 m2), dietro l'omonimo vecchio stadio, ospita grandi strutture in legno costruite all'inizio del Novecento per le lezioni all'aperto degli alunni della scuola obbligatoria;
il Parco Santa Rita (10500 m2) in via Santa Rita e via Vergerio;
il Parco giochi Salboro (6400 m2) in via Ponchia;
il Giardino degli ulivi di Gerusalemme (25000 m2), creato nel 1998 in via Isonzo e in via Como con la piantumazione di ulivi delle colline di Gerusalemme donati alla città di Padova;
il Giardino Folgore (3037 m2), realizzato in via Divisione Folgore negli anni Novanta con la partecipazione degli studenti elementari delle scuole circostanti, i quali hanno disegnato uno spazio secondo i loro desideri;
il Giardino dei gelsi (3808 m2) in via Monte Cengio;
l'area verde via Decorati al valor civile (12056 m2), la prima dotata a Padova di pista per lo skateboard;
il Giardino di via Monte Rua (21000 m2);
il Parco degli Alpini (80000 m2), realizzato in via Capitello e in via Due Palazzi da centinaia di alpini in congedo al posto di una discarica;
il Giardino della luna (4500 m2) in via G. Ciamician e in via Volterra;
il Giardino degli aceri (4650 m2) in via della biscia;
il Giardino del borgo (5000 m2) in via Sacro Cuore e in via Franzela;
l'area giochi centro sportivo Brentella (80000 m2) in via Pelosa e in via Chiesanuova.

 

I "tre senza"
Padova è nota per essere la città dei "tre senza":

"Santo senza nome", perché Sant'Antonio, di cui è tradizionalmente popolare la devozione, è comunemente chiamato "il Santo" per antonomasia, con speciale riferimento alla Basilica omonima;
"Caffé senza porte", perché il monumentale "Caffè Pedrocchi", storico locale cittadino, anticamente era aperto ad ogni ora del giorno;
"Prato senza erba", perché il "Prato della Valle", spettacolare "piazza", la più grande d'Europa secondo alcuni, era in realtà fino alla fine del XVIII secolo, periodo in cui assunse la sistemazione attuale grazie ad Andrea Memmo, una superficie paludosa dove si svolgeva la famosa "Fiera del Santo", trasformata in Fiera Campionaria nel 1919.

Le "due gatte"
Non sono molti invece, neppure tra i padovani, a conoscere la storia delle "due gatte", che pure figurano tra le più curiose icone della città:

la Gatta di Sant'Andrea, sorge su una colonna antistante alla relativa chiesa, ed è costituita da una statua piuttosto rozza. Originariamente era un Leone di San Marco, abbattuto nel 1797 dai francesi all'indomani della caduta della Serenissima. Venne ricostruito - nell'attuale incompiuta forma - dallo scultore Francesco Chiereghin, in seguito alla restaurazione sancita dal Congresso di Vienna;
Per approfondire, vedi la voce Lega di Cambrai.

il bastione della Gatta, in corrispondenza dei Giardini della rotonda (alla confluenza delle odierne vie Paolo Sarpi e Codalunga), ci riporta all'assedio di Padova da parte degli imperiali di Massimiliano I d'Asburgo, avvenuto nel 1509. Gli attaccanti - che si giovavano di una macchina d'assedio denominata gatto, erano quasi riusciti a penetrare in quel punto la seconda cinta delle mura tuttora visibili, ma furono arrestati dall'ingegno di Citolo da Perugia, capitano di ventura che minò il varco appena in tempo. Per dileggio, i difensori issarono una gatta su una picca, sfidando i nemici a venirsela a prendere.

Universa universis patavina libertas

È il motto dell'Università degli studi di Padova; in lingua latina significa "La libertà di Padova [è] totale per tutti".
Ci si riferisce alla libertà d'insegnamento, che oggi riteniamo un valore acquisito, sia come principio di democrazia liberale, sia come diritto costituzionalmente garantito. Ma non è sempre stato così, e la patavina libertas in passato era soprattutto dovuta alla politica della Repubblica Serenissima, di cui Padova fece parte dal 1405 al 1797.

Venezia ha sempre mantenuto una posizione di sostanziale antagonismo nei confronti dello Stato della Chiesa, e ciò, fra l'altro, si rifletteva anche nell'impedire un'eccessiva ingerenza delle autorità ecclesiastiche (e dell'Inquisizione) nel lavoro dei professori.

D'altronde, Venezia si avvantaggiò spesso del progresso scientifico che derivava dalla produzione culturale e accademica patavina: sono documentati storicamente casi in cui gli apparati di spionaggio della Serenissima si rivolsero ad esperti dell'Orto botanico di Padova per ottenerne la confezione di veleni a scopo di assassinio politico (il che, del resto, era prassi piuttosto diffusa nella diplomazia clandestina rinascimentale).

Nel corso dei secoli, l'Università di Padova è diventata una delle principali Università italiane, e conta attualmente 13 Facoltà, oltre 65.000 studenti e 5.000 tra docenti e personale tecnico-amministrativo.


Il toponimo Stanga
A tutti i padovani è nota la località detta "Stanga" (per i non padovani: si tratta di un ampio spiazzo circolare, che si apre in prossimità della più nota Via Anelli). Pochi, forse, conoscono l'origine del toponimo.
Pare che nell'Alto Medioevo in questo luogo si tenessero i duelli di campioni e bravi (due categorie di "spadaccini" mercenari che - in sostituzione degli effettivi portatori degli interessi controversi - si affrontavano con armi rudimentali in una sorta di ordalia o giudizio di Dio, ossia il surrogato, secondo le usanze barbariche, del processo come mezzo di appianamento delle liti giudiziarie). I sanguinosi scontri attiravano folle di curiosi, che dovevano accomodarsi oltre i paletti (le stanghe, appunto) delimitanti l'agone.

Risulta che il fenomeno fosse disciplinato da una legge locale, in vigore dal 1236 al 1275. Essa, peraltro, oltre a stabilire i compensi dovuti a campioni o bravi, disponeva che questa "professione" fosse appannaggio dei soli padovani, o quanto meno di chi risiedesse nelle vicinanze della città.

 

Nel romanzo Incontro con Rama di Arthur C. Clarke, l'11 settembre 2077 un asteroide distrugge Padova e buona parte del nord Italia.


Sul dialetto veneto, tra le tante pubblicazioni, vogliamo ricordare tre volumetti di uno studioso padovano, Luigi Nardo: Dizionarietto Portellato (Panda Edizioni); El Padovan (Quaderni Portellati); Parole venete (Quaderni Portellati).
Un sapido detto veneto così ne descrive gli abitanti:


Venexiani gran signori,
padovani gran dotori;
vicentini magna gati,
veronesi tuti mati.

Fotografie del mercatino di Prato della Valle - Padova

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Mercatino Padova – Prato della Valle- 3° domenica- info 049-8205111

Locazione Prato della valle e via adiacente (ampliato)

Banchi 300 circa

Visitato da molti turisti di tutte le nazionalità

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